lunedì 2 gennaio 2012

Ritratto di Signora #3

Buongiorno! E' da un po' che non scrivo nulla sul blog...cercherò di rimediare!! Ma, intanto, eccomi qui con l'articolo mensile di Ritratto di Signora, di cui trovate informazioni nel post precedente!! Il tutto è nato da QUESTO. I vari blog che partecipano all'iniziativa sono quelli di: MIKI, MONICA, FEDE, ELENA.



E ora, ecco a voi l'articolo, scritto da me. Il soggetto è la cantante inglese ADELE:




Prima di tutto, ciao a tutti! Oggi, in questo nuovo appuntamento della rubrica mensile “Ritratto di Signora”, vorrei parlarvi di un personaggio sicuramente distante dai precedenti modelli di donna di cui la rubrica ha trattato, ma altrettanto significativa. Lo scopo di “Ritratto di Signora” è quello di parlare di donne vere, innamorate anche di ciò che sono e di ciò che fanno. 

Ed è così che oggi vi parlerò, della giovane 23enne cantante inglese Adele Adkins, o conosciuta semplicemente come Adele. Fino a poco tempo fa non conoscevo la sua storia, ma ne sono rimasta piacevolmente colpita. 

Donna forte e capace di combattere le avversità dopo che tutto sembrava essere contro di lei, dando vita a bellissimi brani che in pochi ormai non hanno ancora ascoltato, o riascoltato più di una volta. Brani intensi e pieni di disperazione, ma anche di voglia di riscatto, di rialzarsi, di non lasciarsi travolgere dal dolore di essere stata abbandonata. 


 Perché le sue canzoni colpiscono, dritte al cuore? Perché parlano di sentimenti veri, perché Adele quando canta appare infinitamente commovente, le mani sul petto, gli occhi socchiusi e una voce spettacolare e vibrante. 

E dire che, una ragazza come lei, che non ha mai conosciuto il padre, mira di commenti sarcastici da parte di milioni di persone, così diversa in un’era in cui regna la musica di altre cantanti, che il successo se lo prendono mettendo in mostra il loro corpo, più che il loro talento, Adele avrebbe potuto facilmente non rialzarsi mai più dopo che il suo fidanzato l’ha lasciata per stare con un’altra, spezzandole il cuore. Invece il suo dolore si è tramutato in parole, parole che hanno dato vita a lettere all’uomo che l’ha abbandonata, lettere che si sono tramutate in canzoni, canzoni che la stessa Adele ha non solo scritto, ma di cui ha creato musica e arrangiamenti vari, tutto da sola senza mai scoraggiarsi. 

Adele si sarebbe potuta abbattere anche a causa delle persone che la additano, dicendo che è grassa, come se fosse un difetto, un gravissimo difetto, in un mondo in cui il modello di donna attuale è taglia 38, alta, magra come un chiodo, magari tinta bionda. Lei non si scompone, dice che la moda non è solo per le ragazze magre e che mai rinuncerebbe a ciò che le piace, oltre alla sua musica: mangiare bene e bere buon vino. 


Forse raccontata da me, la sua storia non colpisce, non fa effetto, ma se ci fermiamo un po’ a pensare ci rendiamo conto di quanto sia bello e buono che nel mondo ci siano ancora persone così. 
Lei, che scala le classifiche inglesi e americane, che è un fenomeno al pari dei Beatles, ma rimane sempre la stessa. 
Vive ancora con la madre, dorme nella stessa camera di quand’era piccola. Non si lascia condizionare dal successo, dai soldi. 
Non si fa bella come le dive di Hollywood e non diventa magra per scacciare i pregiudizi. 
Lei ci racconta l’amore come fonte di un dolore da cui poi avviene una rinascita, non come il piacere estremo di cui ci parla il resto della musica di oggi. 
Adele è genuina, bella, più delle dive, perché è solo e semplicemente se stessa. Un punto di riferimento per le giovani ragazze di oggi, un ammonimento a essere e stessi, a costruirsi il successo passo dopo passo, con fatica e dedizione, perché non e una strada facile. Adele ottenne il primo successo a 19 anni, caricando su YouTube un video fatto con il proprio cellulare. A poco a poco, il video scalò l’intera classifica, piazzandosi al nono posto. E lei giura di essere ancora la ragazza di allora. E noi le crediamo, grazie alle sue bellissime canzoni.
Sofia. 
E per finire, ecco una delle sue bellissime canzoni. Buon ascolto!


lunedì 7 novembre 2011

Ritratto di Signora #1

Buon Pomeriggio!! Con un discreto ritardo rispetto alle altre mie colleghe, ecco che vi presento una nuova rubrica, chiamata "Ritratto di Signora"! Di che cosa si tratta?? Semplicemente, il tutto è derivato da QUESTO POST, la cui autrice è Monica, del blog Books Land! E così è nata una rubrica, che ogni primo lunedì del mese, si occuperà di parlare di DONNE il cui esempio è stato ed è di fondamentale importanza, che non deve essere assolutamente dimenticato. E noi rinnoviamo il loro messaggio attraverso i nostri articoli. L'articolo di questo mese è di Miki! Il suo blog: mikiinthepinkland.blogspot.com. 
Gli altri blog che partecipano all'iniziativa:
Monica: BOOKS LAND

A voi il Banner da poter esporre (nessun obbligo, s'intende) sui vostri blog o siti:

E ora, ecco a voi l'articolo di Miki, che mi è piaciuto davvero molto! Complimenti Miki!

Abbiamo aperto la rubrica introducendo una figura come quella di Ingrid Betancourt, donna alquanto nota anche a coloro che non si interessano troppo di attualità, politica, ecc. Credo che a tutti sia capitato almeno una volta di sentir nominare il suo nome, o di vedere le strazianti immagini della sua prigionia. Un esempio di forza e determinazione incredibili.
La donna, o meglio, le donne di cui voglio parlare io oggi, probabilmente non le conosce nessuno, nessuno le ha mai sentite nominare, nonostante abbiano dato anche loro una grandissima prova di coraggio e, soprattutto, di dignità, in un momento in cui lo sfinimento fisico e morale avrebbe forse giustificato la scelta di “scendere a compromessi”

Norah Chambers e Margaret Dryburgh sono solo due delle molte donne che tra il 1942 ed il 1945, durante il secondo conflitto mondiale, sono state catturate dai Giapponesi ed internate nel campo di Belalau a Palembang, nella Sumatra meridionale.

Diplomata alla Royal Academy of Music di Londra, Norah Chambers ha vissuto in Malesia per quasi 40 anni, prima con i suoi genitori e poi con suo marito John Chambers, un ingegnere civile del governo.
Quando i giapponesi invasero la Malesia, i Chambers riuscirono ad evacuare la loro figlia di 5 anni in Inghilterra, ma entrambi furono catturati ed internati in campiseparati.
Norah Chambers ha combinato il suo talento con quello di Margaret Dryburgh, fondando l’Orchestra Vocale.
Le donne del campo si sono lasciate coinvolgere dall’entusiasmo e dalla forza di volontà di Norah e Margaret, riuscendo a sopravvivere alle violenze, agli stenti, alla fame, a tutte quelle cose a cui noi oggi non riusciamo nemmeno a pensare.

Margaret Dryburgh, infermiera professionale e missionaria, si trovava a Singapore quando fu catturata e portata a Belalau. Il suo impegno nel campo fu davvero esemplare: riuscì ad organizzare funzioni religiose, corsi di poesia, arrangiò anche una sorta di rivista mensile per i prigionieri, con ricette, sezioni per i bambini e cruciverba.
Assieme a Norah riuscì a formare l’orchestra vocale, componendo personalmente musiche originali o scrivendo i testi delle opere classiche che ricordava a memoria.
Il coro aveva quattro sezioni che, canticchiando, riproducevano i diversi strumenti per dare l'effetto di un'orchestra, eseguendo brani di Handel, Chopin, Brahms e Beethoven.
Gli stessi soldati Giapponesi non potevano fare a meno di stare ad ascoltare l’orchestra, che si esibiva durante la funzione della domenica.

Il coro non fu altro che un modo, per queste donne, di restare unite, di non cedere, anche quando cedere sembrava l’unica cosa possibile.

Come quel pomeriggio…quando furono portate nell’adiacente “centro ricreativo”, dove, messe di fronte ad ogni sorta di leccornia, alla prospettiva di avere un letto, sapone, acqua corrente, si chiedeva loro “solo” di intrattenere gli ufficiali giapponesi. Alcune accettarono senza esitazione, ma altre no. Rimasero ferme e immobili nella loro immacolata dignità, consapevoli del fatto che nutrire il corpo a quel modo non avrebbe di certo nutrito le loro anime, i loro cuori.
Suonarono e sperarono fino alla fine, fino a quando molte di loro vennero a mancare per malnutrizione o malattia.


Helen Colijn, superstite del campo e autrice del libro "Canzone della Sopravvivenza" ha descritto la prima esibizione del gruppo:

"Le cantanti erano sedute su piccoli sgabelli, troppo deboli per la malnutrizione e le malattie per stare molto tempo in piedi. Indossavano abiti sbiaditi e rattoppati o pantaloncini e prendisole. Erano a piedi nudi. Bende intorno alle gambe coprivano piaghe dovute alle malattie tropicali.
Norah Chambers alzò le mani. Molto sommessamente, come attraverso una nebbia, i primi accordi del 'Largo' della New World Symphony arrivarono fino a noi ascoltatori.
Alcuni di noi piangevano. Non ci aspettavamo tanta bellezza tra gli scarafaggi, i topi, le cimici, i pidocchi, e l'odore delle latrine.
Il concerto rinnovò il nostro senso della dignità umana. Ci ha dato coraggio per andare avanti."

L'orchestra vocale ha continuato a svolgere la sua attività per più di un anno, quando ormai la metà delle cantanti era morta ed il resto era troppo debole per continuare.
Dopo la conclusione della guerra una copia del manoscritto della musica è stato donato alla Stanford University a Palo Alto, California, dove il Peninsula Women’s Chorus si è esibito nel 1982 di fronte a Norah Chambers.

Da questa triste ma esemplare vicenda è stato tratto anche un film, Paradise Road, interpretato magistralmente da Glenn Close e Cate Blanchett.

Eccovi il trailer:



Norah e Margaret non sono un esempio “astratto” di forza e rigore morale, ma sono state un punto di riferimento CONCRETO per le loro compagne, una spinta per la sopravvivenza, un appiglio per non sprofondare nella disperazione. 
(Miki)

Se vi è piaciuto l'articolo di Miki e volete aderire al progetto, non bisogna fare altro che contattare le ideatrici di questa rubrica: Monica: moki418@hotmail.it e Miki: imaginary82@hotmail.it

A presto! 

lunedì 31 ottobre 2011

Serie TV: Chuck

Hello! Buon Halloween a tutti! Eccomi pronta per una bella recensione... In questo periodo, come ho già detto un paio di post fa, ricco di impegni e di lavoro, mi è difficile mantenere la concentrazione necessaria a vedere un film. Questo problema non si presenta, però, quando si tratta di Serie TV. Negli ultimi tempi ne sto guardando una miriade, tutta colpa di Rai 4, Fox e Italia 1! E così, orfana di Lost, sono andata alla ricerca della Serie TV più adatta a me. E l'ho trovata. Si tratta di "Chuck", trasmessa a cadenza regolare su Italia 1, nel pomeriggio. Arrivata ormai alla terza stagione, mi sento in grado di poter recensire almeno le prime due. 

Il Protagonista è Chuck Bartowski, genio dell'informatica, che si accontenta di un lavoro da 12 dollari l'ora in un negozio di elettronica, il Buy More, un covo di nerd, amanti di computer e videogiochi. Chuck è stato espulso dalla Stanford, accusato ingiustamente di aver ottenuto il massimo dei voti in un test, perchè a conoscenza di tutte le risposte grazie al furto delle soluzioni e a tradirlo in modo così meschino fu proprio il suo migliore amico e compagno di stanza, Bryce Larkin. L'espulsione dalla Stanford, il sogno di una vita, ha avuto un forte impatto sulla sua vita. Vediamo quindi Chuck lavorare in un negozio in cui le sue capacità sono sprecate e vivere a casa della sorella Ellie e del fidanzato di lei, Devon, frequentare ancora un amico d'infanzia che si rifiuta di crescere, Morgan,e dormire nella stessa stanza di quando aveva undici anni, quando ancora non sapeva che presto suo padre sarebbe fuggito, distruggendo così l'ideale di uomo che da grande Chuck sarebbe voluto diventare. Ciò che Chuck non sa è che il suo ex-migliore amico Bryce è stato reclutato come agente segreto dalla CIA ed è stato inviato in una missione suicida da una agenzia nemica, ovvero quella di rubare tutti i segreti governativi degli Stati Uniti. Per mettere al sicuro questi segreti, Bryce, prima di morire, li invia a Chuck, nel giorno del suo compleanno. Chuck, aprendo il messaggio di posta elettronica di Bryce, attiverà l'Intersect, un super-computer che contiene tutti questi segreti e che dal computer si trasferiranno nella sua mente. Ora Chuck, non solo è a conoscenza di tutti i segreti degli Stati Uniti, ma sulle sue traccie vengono inviati una agente della CIA di nome Sarah Walker e un agente della Sicurezza Nazionale John Casey. Chuck, benchè imbranato e scettico, darà invece prova di poter essere una risorsa preziosa per il Governo, ora che l'Intersect è andato distrutto e a scortarlo in più di una missione ad alto tasso di pericolosità ci saranno Sarah e John, agenti preparati e costretti a salvare Chuck in più di una situazione. Perchè la vita da spia non è proprio il suo forte. 

La prima stagione procede senza troppi intoppi e intrecci, se non per quanto riguarda l'attrazione tra Sarah e Chuck, un legame che già dalle prime puntate ci viene detto essere proibito, poichè un agente non può lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, deve essere quasi privo di emozioni, come sembra essere John Casey. Mentre Chuck, spia inesperta e imbranata e Sarah, che segue il suo istinto, non sono immuni ai sentimenti, soprattutto a quelli più proibiti, quali l'amore e l'amicizia. Questi sentimenti saranno fonte inesauribile di problemi, tanto nella prima e nella seconda stagione, quanto nelle prossime. 

"Chuck" è una Serie TV, molto, molto divertente e molto, molto ben fatta. La prima stagione, appunto, lascia molto spazio ai legami tra Chuck e Sarah e John, detto Casey. Un trio perfetto, secondo me, soprattutto perchè uno più diverso dall'altro. Chuck è imbranato, un nerd, un genio del computer, il ragazzo della porta accanto, buono, ingenuo, generoso. Sarah è la donna dinamica, impulsiva, istintiva, bella come il sole, per niente immune ai sentimenti, capace di essere spietata al momento giusto, che si innamora non del bellone palestrato, ma della semplicità di un ragazzo come Chuck. Casey è un agente molto fedele ai suoi principi, fiero di servire il paese, crede che i sentimenti non debbano mai entrare in gioco, come spesso accade nel corso della serie da parte dei suoi due colleghi, anzi, tende a esserne indifferente. Insomma, tre personaggi che si trovano agli antipodi uno rispetto all'altro, ma che formano una squadra perfetta. Non meno importanti sono i personaggi secondari, come Ellie, sorella di Chuck, dolce e molto materna verso il fratello minore e il suo fidanzato Devon, un ragazzo assolutamente perfetto, detto anche Capitan Fenomeno. Anche Morgan è fantastico, un adolescente cronico, eppure un vero amico.

Nella seconda stagione c'è molto, molto più movimento. Tantissima azione, colpi di scena, la situazione iniziale che si ribalta alla fine... Ma non posso dire niente, sennò che sorpresa sarebbe?? 
Sappiate solo che io ADORO questa Serie TV, sono diventata dipendente e sto peggiorando a vista d'occhio :D Mi sono dilungata, lo so, ma "Chuck" merita il SUO spazio. Guardatela, è bellissima, fa morire da ridere , a volte commuove, altre ti farebbe prendere il muro a pugni, ma ne vale la pena. Voto: 9,50

P.S.Vorrei infine aggiungere che le Serie TV spesso e volentieri sono più curate, belle, interessanti dei film, tanto che l'industria cinematografica potrebbe essere messa "in crisi" dai consensi che ottengono da parte di critica e pubblico.

giovedì 6 ottobre 2011

Stay hungry, stay foolish...

Discorso agli universitari di Stanford, 2005:

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.
La prima storia è sull’unire i puntini.
Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?
E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.
Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.
Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita
Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.
Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.
Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Arrivederci, Steve!


venerdì 30 settembre 2011

Le mie letture #1

Eccomi qui!! In molti blog, ho visto che, di tanto in tanto, si tende a scrivere dei libri che si stanno leggendo. Per chi non lo sapesse, per me leggere è un passatempo irrinunciabile, che mi rilassa e mi fa evadere per un pò dalla realtà. Per questo prediligo il genere Fantasy, ma non mi faccio problemi a leggere qualsiasi genere, basta che il libro sia appassionante e ben scritto. Quest'ultima è la base e l'elemento fondamentale in un buon libro. 

Ciò che sto leggendo: Da una settimana sto leggendo I Miserabili di Victor Hugo. Sono solo a pagina 40, non perchè il libro non sia accattivante, anzi. Solo che è un libro abbastanza tosto,  scritto piccolissimo, preferisco quindi andare piano e cercare di tener a mente i mille e più nomi che sono stati detti in queste prime pagine. Finora, la mia unica esperenza diretta con I Miserabili è stata leggendo la versione per ragazzi su Topolino, quando ero piccola! Quindi, meglio prenderle con le pinze ben 1350 pagine! Non so quando lo finirò, spero di non metterci un'eternità.

Ciò che ho finito di leggere: Ho finito di leggere, qualche settimana fa, Il Linguaggio Segreto dei Fiori, di Vanessa Diffenbaugh. Lo consiglio vivamente a chiunque non l'abbia ancora letto, la storia e la sua protagonista vi faranno innamorare! Non ho ancora una recensione pronta! La mia paura è quella di recensire il libro senza essere all'altezza della storia!

Ciò che leggerò: Senza dubbio, il prossimo libro che leggerò, forse in contemporanea a I Miserabili, nel caso la lettura mi impegnasse per troppo tempo, è The Sky Is Everywhere, di Jandy Nelson. Sono curiosa e già incantata da questo libro, che non ho potuto proprio fare a meno di "afferrare" in libreria!