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giovedì 3 ottobre 2013

"Rush": più sei vicino alla morte, più ti senti vivo!

Buon pomeriggio a tutti! L'assenza è stata più lunga del previsto, ma finalmete sono tornata e posso aggiornare il blog con qualche nuovo post! 
Inizialmente, la mia idea era quella di scrivere la recensione di uno dei film che vi ho consigliato di vedere durante la mia assenza. Invece, sono stata al cinema nel fine settimana scorso, su invito di una mia cara amica e ho visto "RUSH" di Ron Howard. 
  
"La gente ci ha sempre visto come due rivali, ma lui mi piaceva, era una delle poche persone che apprezzavo e una delle pochissime che rispettavo e ancora oggi rimane l'unico che abbia mai invidiato!"

Trama: Il racconto di una delle più celebri rivalità sportive della storia, quella tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda. Nato da un ambiente privelgiato, carismatico e affascinante, Hunt non poteva essere più diverso dal metodico e riservato Lauda: la loro rivalità nacque fin dai tempi della Formual 3 e continuò per anni, fermata nemmeno dal terribile incidente che vide protagonista Lauda nel 1976 al Nürburgring.


"Rush" racconta la storica rivalità tra i due campioni di Formula 1, Niki Lauda e James Hunt, durante i mondiali del 1976. Per gli appassionati di Formula 1, non conoscere tutto ciò che accadde in questa incredibile annata sarebbe un sacrilegio. Io, non facendo parte della categoria sopra citata, non conoscevo né il fatto né il peso storico che ha tutt'ora nel mondo della Formula 1, e dello sport in generale.
Da completa "ignorante" in materia, mi accingo alla visione. E subito rimango piacevolmente conquistata dall'intensità degli attori, dall'abilità del regista, dalla meravigliosa sceneggiatura. Dalle ricostruzioni perfette, con qualche libertà che ogni grande regista impegnato in un grande progetto può concedersi. E qui, Hollywood ha assolto tutti i suoi impegni, ha confezionato un prodotto eccellente pronto a essere immesso sul mercato. Non c'è più nulla che deve fare, e in tanti, tantissimi casi, non lo fa. Il regista, però, è Ron Howard e con lui si può stare certi che una cosa non mancherà: sentimento (e qualche lacrimuccia). Perchè è questa la differenza fondamentale tra un prodotto ineccepibile, ma vuoto, anonimo, specchietto per le allodole e un film vero (non solo perchè "tratto da"), intenso, pieno di vitalità, energia e voglia di vincere, sempre. Qui c'è sentimento, in ogni singola inquadratura, battuta o sguardo degli attori (bravissimi!). C'è sentimento dentro e fuori dalla pista, anche se il confine è inesistente, perchè nella vita siamo sempre in pista, pronti a correre e a vincere o a perdere. Nel film emergono tre aspetti umani fondamentali: la vita, l'energia, il desiderio. 

 "Più esaltante della paura della morte, è la voglia di vincere"

L'intero film ruota attorno alla vita. I protagonisti sono sempre tra due fuochi, tra la vita e la morte. Hunt cerca disperatamente di vivere, e possiamo dire che si sente davvero vivo solo quando si trova sulla pista di Formula 1 (nemmeno la moglie riesce a colmare il vuoto che si porta dentro). Poi c'è Lauda, invece, che a una vita già predefinita e noiosetta, preferisce il rischo. Ed è sempre Lauda che ci regala i momenti più ricchi di vita dal film: la lotta in ospedale e la rinuncia al titolo mondiale per amore della moglie e la paura di lasciarla: la paura di morire. 
L'energia, in secondo luogo, che questi due campioni mettono nella loro passione e nel loro affannarsi dietro al titolo mondiale. L'energia che trapela ogni momento dalla pellicola, l'adrenalina, potremmo anche dire, che caratterizza lo scontro sulle piste di Formula 1. Accanimento, anche. O coraggio. A voi la scelta. 
E infine, il desiderio smodato di vincere. Che in Hunt è elevato all'ennesima potenza, fino ad obnubilargli la ragione (correre a Nurburgring era una pazzia, e lui lo sapeva). Con un piglio più razionale, invece, Lauda deciderà di non proseguire nell'ultima gara, preferendo non rischiare ancora dopo il terribile incidente in Germania e perdere per sempre la moglie e la vita.
Non so se a voi questi miei discorsi siano sembrati solo un gran panegirico o meno, fatto sta che il film è bello, davvero, ed emozionante. La vicenda invita a riflettere, come ho fatto io, e può lasciare indifferenti solo gli oggetti inanimati. Sono molto felice, non solo di conoscere questa commovente storia, ma anche di aver visto un film caratterizzato da precisione stilistica e resa dei sentimenti perfetta. Voto (meritatissimo): 9



venerdì 6 settembre 2013

"Now you see me": più vicini sarete, meno vedrete

Buon pomeriggio, lettori! L'estate sta per finire, e devo dire che la stagione cinematografica è trascorsa senza infamia e senza lode.
Ho così deciso di recensire uno dei film usciti durante questa estate che secondo me merita di essere visto, "NOW YOU SEE ME". 

"Avvicinatevi... Perchè più credete di vedere, più sarà facile ingannarvi!"


Trama: Una squadra dell'FBI è sulle tracce di un super-team formato dai più grandi illusionisti del mondo, i quali mettono a segno una serie di rapine in banca nel corso delle proprie esibizioni.




"Now you see me" è sicuramente il mio genere di film, quindi sono entrata in sala molto curiosa e disposta a farmi sorprendere. Io adoro i film pieni di colpi di scena, oppure con un finale che lascia a bocca aperta, pensando: "Questo no, non me lo aspettavo proprio!". Non a caso, il mio film preferito è "I Soliti Sospetti" (se non l'avete visto, guardatelo!!!). E in "Now you see me" i colpi di scena non mancano. 
L'inizio del film è azzeccatissimo, e catalizza subito l'attenzione dello spettatore, grazie a un susseguirsi frenetico di numeri di magia e una caratterizzazione essenziale, ma efficace dei quattro illusionisti. Lo svolgimento è forse un po' tropppo macchinoso e veloce, a detta di alcuni, ma devo dire che, invece, l'azione è ben calibrata, non "soffoca" il film e non cerca di coprire spaventose falle nella sceneggiatura. Sapendo dell'esistenza di un colpo di scena sul finale, ho cercato fin dall'inizio di anticipare lo sceneggiatore, ma, per fortuna (dello sceneggiatore), non ci sono riuscita.
Forse il film, tirate le somme, non offre nulla di troppo originale, se non un buon background per lo svolgersi della storia (maghi, illusione, numeri di magia all'avanguardia), ma riesce a intrattenere, a sorprendere e a passare il tempo piacevolmente.
Il cast è d'eccezione, come si suol dire, e annovera tra le sue fila giovani promettenti (Jesse Eisenberg), attori alla ricerca di una "nuova giovinezza" (Woody Harrelson) e mostri sacri di Hollywood (Morgan Freeman e Michael Caine).
Sicuramente un buon film, ancora di più se paragonato a uscite estive non proprio entusiasmanti, merita assolutamente la visione, soprattutto dai fan del genere.
E, permettetemi di dire, il regista Louis Leterrier esce dal buio del tunnel in cui era sprofondato con "Scontro tra Titani" e dirige un film degno di nota. Voto: 7+


giovedì 29 agosto 2013

"Le Idi di marzo": intrighi e potere

Buon pomeriggio! Qualche sera fa ho visto "LE IDI DI MARZO" di George Clooney. Ero curiosa di vedere questo film, e devo dire che, per quanto mi abbia lasciato l'amaro in bocca, è un ottimo film, ben scritto, diretto e recitato!
 "Non sono cristiano, non sono ateo, non sono ebreo e nemmeno musulmano. La mia religione, ciò in cui mi riconosco, è la sola costituzione degli Stati Uniti d'America." 

Trama: Stephen Myers è un giovane e talentuosissimo guru della comunicazione che lavora come vice addetto stampa per il governatore Mike Morris, il lotta per le primarie del Partito Democratico che lo potrebbero lanciare alla Presidenza degli Stati Uniti. Idealista al punto giusto, ma anche pragmatico e col pelo sullo stomaco, Stephen è corteggiato dalla concorrenza, ne viene tentato ma tiene fede ai suoi principi e alla fiducia che ha nel suo candidato. Ciò nonostante, con precipitare di eventi, si ritroverà involontario protagonista di un intrigo di potere che metterà in luce gli inganni e la corruzione che lo circondano.
  

Perchè mi ha lasciato l'amaro in bocca, mi sembra semplice intuirlo. La storia ruota attorno a intrighi, doppigiochi, voltafaccia e sete di potere, una vera e propria sfilata di corruzione. 
Mike Morris è candidato leader del partito democratico per le primarie alla presidenza degli Stati Untiti, ed è, apparentemente, un candidato ideale: sposato, fortemente patriottico, ma aperto al dialogo con i paesi esteri, affascinante, carismatico. Eppure, ben presto, Stephen Meyers, membro dello staff del Governatore Morris, scopre un segreto che potrebbe minare l'intera campagna e, non solo, rovinare per sempre la sua carriera. Morris è andato a letto con una ventenne, stagista, Molly e la ragazza è rimasta incinta. Stephen sembra voler tutelare la ragazza, prendersi cura di lei e aiutarla ad abortire, insabbiando l'intera vicenda, ma seguirà solo i propri interessi personali, accecato dalla rabbia, dalla vendetta contro Morris, che nel frattempo lo ha espulso dal suo staff, e dallo sfrenato desiderio di successo. Si arriverà quindi a un finale sbagliato, ovvero ingiusto, vergognoso, ma, e mi spiace dirlo, più attuale che mai. 
In politica tutto è lecito, sembra volerci dire Clooney. Per la gloria, i soldi e la carriera si farebbe di tutto, anche diventare una persona orribile e senza scrupoli. Dall'inizio alla fine del film assistiamo a un cambiamento dei personaggi, ma non per il meglio, ve lo posso assicurare. 
I politici sono corrotti, ci dice anche Clooney, ma non solo loro, anche chi lavora al loro fianco e agisce nell'ombra. E i giornalisti sono degli avvoltoi che non risparmiano pur di ottenere uno scoop da prima pagina. 
Così Clooney dipinge la politica moderna, in modo crudele, ma, purtroppo, anche reale.
Film scritto e diretto da George Clooney che azzecca l'occasione parlando di attualità, o meglio del lato oscuro dell'attualità e dello strumento politico. Ciò che mi è molto piaciuto di questo film è la sua capacità di mostrare come anche l'uomo migliore possa diventare irriconoscibile alla stregua di un mostro quando anela al potere, o cerca di preservarlo. Come possa perdere ogni parvenza di umanità.
Gli attori sono stati tutti convincenti (anche troppo...); George Clooney relegato a un ruolo minore, benchè la storia ruoti attorno a lui, non appare in molte scene; l'indiscusso protagonista è Ryan Gosling che sarà anche un sex-symobol e uno degli attori più gettonati di Hollywood, ma, secondo me, deve "azzardare" un po' di più con le emozioni. Se vuoi esprimere dolore, allora non accennare solo una misera espressione, rendila tua l'emozione, convinci un po' di più lo spettatore, ecco.  A Philip Seymour Hoffman che critica puoi fare? Nulla, è un mostro di bravura e lo stesso vale per Paul Giamatti. Infine, ho adorato Evan Rachel Wood, bravissima e all'altezza di un cast di "mostri sacri". Attori superlativi, sceneggiatura premio Oscar (sfiorato, ma non conquistato) e una storia da brividi più di un film horror. Voto: 8+



mercoledì 21 agosto 2013

Benvenuti alla "Monsters University"! La migliore scuola per spaventatori di tutta Mostropolis!

Buon pomeriggio! Ho visto in anteprima il nuovo cartoon Pixar, "MONSTERS UNIVERSITY", e non mancherò di recensirlo.

Trama: La matricola Mike Wazowski ha sognato di diventare uno spaventatore sin da quando era un piccolo mostro e sa meglio di chiunque altro che i migliori spaventatori vengono dalla Monsters University (MU). Ma durante il primo semestre proprio alla MU, i suoi piani vengono sconvolti dall'incontro con lo spocchioso James P. Sullivan, detto "Sulley", uno spaventatore dal talento naturale. Il loro spirito competitivo fuori controllo li farà cacciare dall'esclusivo programma per spaventatori dell'Università e, come se ciò non bastasse, si renderanno conto che l'unico modo per rimettere le cose a posto sarà quello di lavorare insieme, facendo squadra con un gruppo di mostri scapestrati.



Il prequel del divertente e alquanto riuscito primo episodio, Monsters & Co., che è da sempre uno dei miei cartoon Pixar preferiti, racconta la nascita dell'amicizia tra i due indiscussi protagonisti, Mike Wazowsky e James Sullivan, amicizia iniziata ai tempi dell'università, la Monsters University, la migliore scuola per spaventatori di tutta Mostropolis. Ovviamente, i due non sono amici fin da subito, anzi non possono proprio tollerare la presenza l'uno dell'altro, essendo tremendamente diversi e in continua competizione: Mike è un ragazzotto che sogna di diventare spaventatore fin dalle elementari, cercando di non dare peso alla propria inadeguatezza (non fa paura a nessuno, anzi è davvero buffo e goffo); Sulley, invece, è un classico bullo, nullafacente e un po' troppo sicuro di sè. Le circostanze avverse, però, li porteranno a unire le forze e così nascerà la loro inossidabile amicizia.
Nuovo cartoon Pixar, nuovo sequel/prequel sulla scia dei precedenti Toy Story 3 e Cars 2. Non è una novità che Pixar decida di mettere in cantiere un sequel, lo aveva già fatto nel 1999 con Toy Story 2; però è giusto far notare che negli ultimi anni sta diventando un'abitudine (con l'eccezione della parentesi di The Brave, che non mi ha convinto al massimo). E' possibile che anche alla Pixar vi sia una crisi di idee? Non possiamo escluderlo, ma è anche vero che Pixar non ha bisogno di idee originali al 100% per dimostrare la propria bravura nel raccontare storie. Pixar ha sempre avuto idee di base paurosamente originali per i propri cartoon, ma a renderle superlative è sempre stata la capacità di metterle su carta e raccontarle. Per cui sono disposta a perdonare loro il gran numero di sequel dell'ultimo periodo, e anche il passo falso di The Brave (no, non mi ha proprio convinto il passaggio alla fiaba), perchè la loro verve creativa è di fatto inestinguibile e gli ultimi lavori che hanno fatto sono comunque bellissimi e godibilissimi. Toy Story 3 è davvero, ma davvero bello, non mi ha neanche fatto pesare il fatto di essere un sequel, Cars 2 è divertentissimo grazie soprattutto alla simpatia di Cricchetto e Monsters University non è da meno! Insomma, sequel o no, sono sempre la storia, i personaggi, i sentimenti che fanno la differenza e rendono un cartoon Pixar una garanzia. Potremo parlare di vera crisi creativa solo quando Pixar non saprà più emozionare, creare personaggi memorabili, far ridere e piangere. Fino ad allora Pixar rimane perfetta, anche con qualche sequel di troppo. E poi Pixar ha un'attenzione alla trama davvero fantastica, che molti altri non hanno (Kung Fu Panda 2? Un disastro! Trama inconsistente, niente a che vedere con il primo capitolo!). Anche questo nuovo cartoon è condito di grandi sentimenti, amicizia, lealtà e coraggio come tutti gli altri dopotutto, e contiene un messaggio secondo me importante: mai arrendersi. Anche se tutto sembra essere a tuo svantaggio, non arrenderti, ma prova continuamente e vedrai che prima o poi riuscirai a ottenere quello che desideri! quindi è un messaggio positivo anche per dei ragazzini; anche se sembra loro tutto nero nella vita, bisogna non demordere e scoprire poi la propria strada e vocazione. Pixar non delude, dunque e attendo con ansia il prossimo cartoon (che ha già un titolo: Planes). E non escluderei un terzo capitolo per Monsters, dato che Monsters & Co. si concludeva con un finale aperto, dunque... tutto è possibile! Voto: 8




domenica 18 agosto 2013

"Il Grande Gatsby": non si può rivivere il passato

Piccola premessa: sono tornata. Non avete idea dell'anno scolastico che ho passato (in realtà, penso di non avere il quadro chiaro al 100% neanche io). Diciamo solo che avevo preso di nuovo in mano il blog a metà settembre dello scorso anno piena di iniziativa e forza di volontà e poi...e poi ci sono stati (non necessariamente in questo ordine): studio (con tutti i suoi pro e i suoi contro), cineforum, corso di Storia dell'Arte, corso di teatro, giornalino d'istituto, spettacolo di teatro a chiusura dell'anno scolastico... alla fine di tutto ho avuto un'illuminazione (la classica luce in fondo al tunnel) e ho deciso: mi sa che il prossimo anno prendo un po' meno impegni. Quindi, mi dispiace davvero di aver scritto il nulla più totale e di aver abbandonato il blog; mi rifarò con qualche nuova recensione!

"Tutte le volte che ti viene da criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto gli stessi vantaggi che hai avuto tu"
Oggi recensirò un film che ho visto di recente e accompagnerò alla recensione del film qualche opinione sul libro da cui è tratto: l'opera in questione è "IL GRANDE GATSBY".

 Trama: “Il grande Gatsby” narra la storia di un broker di Wall Street, Nick Carraway, che, lasciato il Midwest Americano, arriva a New York nella primavera del 1922, un’epoca in cui regna la dubbia moralità, la musica jazz e la delinquenza. In cerca del suo personale Sogno Americano, Nick si ritrova vicino di casa di un misterioso milionario a cui piace organizzare feste, Jay Gatsby, ed a sua cugina Daisy, che vive sulla sponda opposta della baia con il suo nobile, ma fedifrago marito, Tom Buchanan. È allora che Nick viene catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi, le loro illusioni, amori ed inganni. Nick è quindi testimone di racconti di amori impossibili, sogni incorruttibili e tragedie ad alto tasso di drammaticità. Uno specchio fedele dei nostri tempi moderni e delle nostre quotidiane battaglie.
 


Avevo comprato il libro con l'intenzione di leggerlo prima dell'uscita del film, ma, tra una cosa e l'altra, ho guardato il film senza avere letto il libro e con la certezza che non lo avrei sicuramente letto dopo. Invece, l'ho letto il giorno successivo alla visione e posso dire con grande orgoglio che non una virgola, se non dove strettamente necessario, è stata cambiata  rispetto al libro nel film. I dialoghi sono identici, le situazione descritte anche. La storia è molto semplice, racconta dell'amore dell'affascinante, misterioso e ricchissimo Jay Gatsby per la frivola e, permettetemi di dirlo, abbastanza anonima Daisy Buchanan. Perchè questo mio accanimento su Daisy? Il film, o il libro se preferite, vi darà la risposta. La storia è raccontata dal punto di vista del cugino di Daisy, Nick Carraway, che trascorrerà un'intera estate a West Egg a pochi passi dalla casa della cugina e del marito di lei, Tom Buchanan, e  a poco passi da Gatsby. I personaggi sono meravigliosi, uno su tutti Jay Gatsby, di cui non vogliamo altro che conoscere la storia della sua vita avvolta da un gran mistero, e il motivo dell'amore per Daisy, anche se, vi avverto, non verrà rivelato: insomma, si tratta del classico colpo di fulmine. Non capirete mai che cosa lo attragga così tanto della bella e ricca Daisy; come dice lo stesso Gatsby "la prima volta che l'ho baciata, mi sono sentito sposato a lei". I momenti che ricostruiscono la loro storia sono pochi, brevi, ma intensi. Il loro amore è un sogno nato cinque anni prima, ma spezzato dall'avvento della Grande Guerra e dall'improvviso matrimonio di lei con Tom Buchanan. Gatsby, però, non si è mai rassegnato, e una volta tornato dalla guerra, si prefigge un solo scopo: riconquistare Daisy che non ha smesso mai di amarlo. Gatsby acquista una maestosa villa vicino a casa di Daisy e suo marito (un fedifrago, che la tradisce con diverse donne) e inizia a dare una serie di feste, sperando che Daisy venga a una di queste. Gli ingredienti per il lieto fine ci sono tutti: un grande amore, un sogno perduto, un marito traditore. Eppure, la vita è imprevedibile e questa opera, che vuole riflettere la vita vera, prende pieghe inaspettate e giunge così a un finale tragicamente reale.

"Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato "
Nel film, Gatsby è interpretato da Leonardo di Caprio; che cosa posso dire? Di Caprio è fantastico, la sua interpretazione è grandiosa. Daisy, invece, è Carey Mulligan. bravissima attrice rivelazione del film "An Education", che rende oro ogni ruolo che tocca; è un talento naturale, i suoi sguardi e le sue movenze leggere ed eleganti sono quelle di un'eterna ragazzina. Anche Tobey Maguire, alias Nick Carraway, è molto azzeccato per il ruolo; stesso discorso per Joel Edgerton, Tom Buchanan. E infine, il regista Baz Luhrman ha fatto un lavoro straordinario e le atmosfere ricreate, fatte di suoni e colori sgargianti, nonchè l'uso della cinepresa, ricordano il film "Moulin Rouge!". Infine. bellissime le scenografie, bellissimi i costumi e il trucco e ottima la musica. L'idea di fondere atmosfera anni '20 con musica moderna anni 2000, magari mandata a rallentatore (mi è sembrata di sentire una versione lenta di Back to Black di Amy Winehouse), è di grande effetto. Un lavoro davvero ottimo, che ha dato maggiore potenza anche alla storia e ai personaggi. Voto: 8


venerdì 14 settembre 2012

Recensione: Ribelle-The Brave

Buongiorno! Eccomi pronta a una nuova recensione! Infatti, non solo mi sono gustata (sebbene dalla prima ora in avanti) il film, Il Cavaliere Oscuro- Il Ritorno, ma ero ancora fresca fresca di visione del film targato Disney-Pixar, Ribelle-The Brave, di cui avevo già parlato QUI.
La casa di produzione Pixar ha ormai superato diversi esami a voto pieno, 100 e lode, ma negli ultimi tempi, benché rimanga al primo posto per attenzione alla trama e ai personaggi, e sia inguagliabile il suo talento per raccontare storie che arrivano dritte al cuore, ha perso qualche colpo, ed è scesa a una marcia in meno. Non vi preoccupate, la Disney-Pixar faticherà a deludervi davvero, ma vi sarà evidente il minore spessore che interessa il nuovo cartoon. La protagonista è Merida, impavida e ribelle, a partire dalla sua chioma, una massa di riccioli infuocati che non ne vogliono sapere di copricapi e spazzole. Merida è la futura regina, ma in lei non esiste nemmeno un briciolo dell'eleganza e della grazia di una principessa a cui spetta il compito di sovrana; è un maschiaccio, è un'abilissima arciera (mi ricorda qualcuno...), è un po' egoista ed egocentrica. Quando la madre e il padre invitano a corte i pretendenti alla mano di Merida, la giovane si schiera apertamente contro i suoi genitori, in particolare verso la madre, che la vorrebbe pronta a salire al trono. Merida farebbe di tutto perché sua madre cambi idea sul suo matrimonio, anche chiedere a una "cosidetta" strega di preparare una pozione in grado di esaudire il suo più grande desiderio. Il risultato, però, non sarà quello sperato e Merida dovrà fare di tutto per rimediare al suo errore.

Il nuovo cartoon Disney-Pixar è una fiaba. Lo stile è di conseguenza diverso rispetto ai film precedenti, e, benché sia indirizzata a un pubblico di bambini, la storia è scioccante, e un bambino di 5/6 anni un po' sensibile, rimarrebbe sconvolto dalla visione del film. Una fiaba dai toni adulti, molto scura e tenebrosa, adatta a un pubblico, secondo me, dai 10 anni in su. Il tentativo Pixar, di dare un volto nuovo alla casa di produzione, mettendo in campo un nuovo genere, non è particolarmente riuscito. Infatti la storia è un po' troppo forte per dei bambini e nemmeno così accattivante agli occhi degli adulti. Al contrario di altri cartoon Pixar, questo scontenta un pubblico sia di grandi che di piccini, invece di conciliarli, come succede nei cartoon Pixar di vecchia data. Le risate si lasciano poco spazio, il film è ricco di tensione e ritmi serrati (sembra che io stia parlando di un thriller, invece...), la storia emoziona, sì, ma non è dolce e toccante come Up o Wall-e. Come nelle fiabe che si rispettino, anche qui sono presenti diverse morali; bisogna agire tenendo sempre conto delle possibili conseguenze, non bisogna pensare solo al proprio interesse personale, ma al bene comune e bisogna sempre saper perdonare. Consiglio alla Pixar di tornare al vecchio registro, l'esperimento è riuscito solo a metà. Voto: 7+

Trailer:
 

mercoledì 12 settembre 2012

Recensione: Il Cavaliere Oscuro- Il Ritorno

Buon Pomeriggio! Tra poco ricomincia la scuola e io sono un mix tra il terrorizzato, l'ansioso e il felice. Sabato sera sono andata al cinema, a vedere Il Cavaliere Oscuro- Il Ritorno. Non potevo assolutamente mancare alla visione del terzo capitolo della saga di Nolan! Ho letteralmente adorato i primi due capitoli, in particolare il secondo. 
Christopher Nolan non vedeva l'ora di fare le cose in grande, di dare un finale epico alla saga dell'uomo pipistrello, di curare ogni dettaglio con una minuzia sconcertante che gli è stata fatale. Vi spiegherò, ma prima introduciamo la trama. Sono passati otto anni, da quando le mire calcolatrici di Joker si sono abbattute su Gotham, e la sua raccapricciante risata ha sconvolto l'intera cittadinanza. Ma anche da quando, Harvey Dent, simbolo della lotta contro la malavita di Gotham, è stato risucchiato all'interno di quel male che cercava disperatamente di combattere, trasformandosi nello sfigurato Due-Facce, e Batman, l'uomo che agiva nell'ombra per proteggere la città, è diventato da eroe a nemico, perchè accusato dell'omicidio del procuratore Dent. L'unico a conoscere la verità, è il commissario Jim Gordon. Il terzo capitolo della saga si apre proprio così; il Commissario Gordon dice "racconterò la mia verità su Harvey Dent", ma la verità sarebbe un duro colpo per i cittadini, che in Dent vedono ormai il vessillo della lotta contro il crimine. Scura e dai toni sempre più cupi, Gotham verrà messa a ferro e fuoco da Bane, feroce calcolatore, abituato ad agire nell'ombra, impartire ordini ai suoi subordinati e dotato di una forza fisica straordinaria. E così il cine-fumetto, si trasforma in una specie di distopico. Bane, infatti, porta con sè la rivoluzione, il cambiameto, una nuova era per Gotham, una rinascita dalle ceneri, in cui è stata trascinata dai potenti, schiavi della loro ricchezza. Bane si rivolge agli sventurati, ai criminali, a coloro, insomma, a cui la classe dirigente di Gotham e i suoi cosidetti "eroi",  hanno portato via tutto, facendoli vivere nella povertà e nella miseria. Ovviamente il messaggio non è così tanto nobile, e la violenza disumana di Bane, lo rende un cattivo spietato, seppur (molto) meno presente sulla scena di Joker. Il Cambiamento. Così fortemente desiderato anche da Selina Kyle, ladra di gioielli, inopportunatamente chiamata Catwoman, perché dei "gingilli" della Donna-Gatto non c'è neanche l'ombra. Un personaggio ambiguo, ma che riserverà più di una sorpresa. 


Prima ora di flm: noia disumana. Guardavo lo schermo senza realmente guardarlo, cercando disperatamente di capire dove il regista volesse andare a parare. Una sfilata di personaggi all'apparenza uno più inutile dell'altro, da Miranda Tate a Catwoman, passando per Bane e lo stesso Batman, che fino a più di un'ora di film si limita a zoppicare in giro per la sua magione dopo otto anni da recluso. Mi sono detta: no, per favore, no, capisco l'amore per il dettaglio e la precisione, ma dacci un taglio, santo cielo! Nolan, però, non ci ha dato un taglio, perché non è nel suo stile essere pragmatico, cioè azione-conseguenza, chi si è visto, si è visto. E' un regista prolisso e complicato, punto. Però, poi, il film è entrato nel vivo. Batman è tornato in azione, Bane ha dato il via a una guerra nucleare e ha dichiarato il suo odio ai potenti, il Commissario Gordon ha preso in mano la situazione, inseime alla polizia di Gotham, Selina Kyle decide da che parte stare e la guerra ha inizio. Siccome Nolan è Nolan, e con Inception ci ha preso gusto, la situazione è più complicata di quello che sembra, per cui i personaggi che per tutto il film parlano e agiscono come se fossero completamente inutili, o quasi, sono determinanti per il finale epico, perchè epico lo è davvero, del film. Dopo la prima ora, non riuscirete più a smettere di guardare lo schermo. Purtroppo Nolan ha preso la via più lunga all'inizio e bisogna un pò patire, per questo ho usato l'aggettivo fatale, perchè il voto finale è necessariamente più basso del dovuto, ed è un peccato. Voto: 8 


Trailer:




venerdì 11 maggio 2012

The Hunger Games

 Buonasera! Quanti mesi sono che non scrivo? Non ci crederete, ma mi sono improvvisamente e incredibilmente trovata con UN minuto libero e ho detto: che fine avrà fatto il mio blog? Lo avranno chiuso? Siccome sono riuscita a entrare, direi che c'è ancora. Mercoledì sono andata al cinema a vedere "The Hunger Games". Appena uscita dal cinema non avevo particolari considerazioni da fare, niente da lamentare, insomma. Dormirci sopra, però, mi ha aiutato a riflettere e a trovare diverse pecche nel film di Gary Ross, tratto dal libro omonimo di Suzanne Collins. Il libro è davvero molto bello, e, così come il film, racconta di un futuro in cui gli Stati Uniti d'America sono divenuti Stato di Panem, 12 distretti sotto l'egida di Capitol City, che sorge là dove sorgeva un tempo Washington. Ogni anno, 2 ragazzi per distretto, maschio e femmina, vengono mandati a combattere fino alla morte in un' Arena, sotto lo sguardo vigile e calcolatore di potenti Strateghi. I protagonisti del Reality, figlio di un  ipotetico nuovo  Grande Fratello, sono panem et circenses per gli abitanti di Capitol City, che li osservano morire fino a eleggere l'unico vincitore. 
Prima di tutto, vorrei osservare una cosa: noi (pluralis miestatis) abbiamo guardato il film, spettatori, come gli abitanti di Capitol, del Reality. Quindi non ci potremmo neanche assolvere dall'essere attratti da storie del genere come succede nel film, se il film non fosse povero di dettagli violenti che ne minano la credibilità. Infatti, il film non è tanto violento fisicamente, quanto psicologicamente, ma non nel modo che dovrebbe essere. Mentre lo guardi, non ti viene da dire: guarda quanto dolore, pensando ai ragazzi che vengono mandati a morte, ma provi più che altro un senso di claustrofobia anche davanti agli spazi immensi dll'arena. Per quale motivo? Sicuramente la musica, che manca per gran parte del film, non c'è sottofondo, è tutto statico, piatto, inerte, come nei film dei paesi nordici, che, appunto, suscitano questa sensazione. Come dicevo, il dolore per questi ragazzi è poco o nullo, se non in rare occasioni. Rare occasioni, che si manifestano non dentro l'arena, nel vivo dell'aizone (ma c'è azione, o anche qui tutto è statico?) , ma prima, quando ci viene mostrata la Mietitura e lo stile di vita degli abitanti di Capitol. Il film manca di pathos, insomma. Quanto ci rimane di questi ragazzi che si ammazzano a vicenda? Quanto ci rimane dalle censure, che non mostrano la violenza della situazione e sono ancora più frustranti, non perchè io o chiunue altro amiamo il macrabrio ma perchè non permettono di capire i fatti? Trovo sbagliato che la telecamera, mentre i ragazzi muoiono, venga spostata verso il nulla, il vuoto.  Nella vita, non possiamo certo girarci dall'altra parte. Quindi, perchè rubare credibilità all'intero film con un pò di ipocrisia nata dal guadagno (meno scene violente, niente PG-13)?  Poco, davvero poco. E' questo il difetto principale, che va oltre ogni incongruenza o prova attoriale nel film. Hunger Games il film non lascia niente che non sia claustrofobia, frustrazione. Inoltre, tanto per non farci mancare niente, come possiamo provare anche solo un pò di compassione davanti a ragazzini che per uccidersi si rincorrono come se stessere giocando a palla avvelenata o, peggio ancora, ad acchiapparella? Insomma, un pò più di attenzione in queste cose andrebbe bene. Trovo che la prima parte del fim sia coerente, a parte qualche diffettuccio e arredamento un pò kitch, mentre la seconda, dall'arena in poi, finale compreso, trovo sia davvero buttata via, una gran cavolata, un mix di ipocrisia e stupidaggine. Grazie al cielo le prove attoriali non sono da contestare, non ho trovato nemmeno un diffetto, se non, appunto, uno: Lenny Kravitz mi ha reso Cinna, uno dei personaggi migliori del libro, estremamente antipatico. Il suo rapporto con Katniss, la protagonista indiscussa, perla del libro e anche del film, è banale e scontato, mi risulta un pò apatico, senza pathos, come il film nel suo insieme, dopotutto. Un buon prodotto commerciale, senza dubbio, ma con un buon numero di difetti. Non mi sento di dare un voto più alto, perchè davvero non ho potuto digerire il nulla che un film con potenziali incredibili mi ha lasciato. Ringraziate Stanley Tucci e il suo talento magistrale se trovate qualcosa di davvero ben fatto nel complesso. Voto: 6-


domenica 21 agosto 2011

Kung Fu Panda 2: per rovinare un mito...basta il sequel.

Ciao a tutti! Qualche giorno fa ho visto Kung Fu Panda 2...e oggi ve lo recensisco. Prima di tutto, vorrei esprimere il mio dissenso nel fare un secondo episodio e, probabilmente anche un terzo di un film d'animazione a cui non c'era niente da aggiungere. Kung Fu Panda, il primo film della serie, era di per sé autoconclusivo. Lo abbiamo capito tutti, anche i più piccoli, che un'oca non può essere il padre di un panda, che le origini del protagonista Po, il guerriero dragone sono ben lontane dal negozio di spaghetti del suo padre adottivo, benchè l'unico che abbia conosciuto. Il film inizia raccontando la storia del cattivo di turno, il pavone Lord Shen e il suo tentativo di conquistare la Cina, con un solo avversario da battere: il panda Po. Inutile. Lord Shen è un cattivo stereotipato, il cui ideale malvagio oltre a non essere poi così chiaro, non attira nemmeno le simpatie, o almeno l'interesse di chi, nei film, è più affascinato dal cattivo, che quasi sempre nasconde dietro di sè una storia più complessa e articolata dell'eroe buono. Il panda Po e i suoi cinque amici, Tigre, Mantide, Gru, Vipera e Scimmia, riescono a far ridere lo spettatore con le loro gag esilaranti, sempre fresche e originali. Ma che cosa c'è di rilevante, oltre a questo? Nulla, e mi dispiace dirlo, visto che avevo apprezzato molto il precedente episodio. La trama non ha un vero e proprio filo logico, si segue a stento. E' una trama debole e affaticata, che non tiene testa ai personaggi e al primo film. In secondo luogo, come già detto, c'è il cattivo che se gli chiedi perchè fa quello che fa, potrebbe risponderti: "Perchè sono il cattivo del film". Grazie, ci ero arrivata anch'io. Il ritmo del film all'inizio è incalzante, ma poi è troppo veloce e dispersivo, ci sono pochi dialoghi, e poi è tutto "fumo e niente arrosto" con inseguimenti, combattimenti, uccisioni, rapimenti...e chi più ne ha, più ne metta. E, tanto per non farci mancare nulla, le troppe citazioni, una in particolare, di un'evidenza sconcertante a Star Wars. Mi dispiace davvero molto, perchè io ho amato molto il primo episodio, e sono triste a dover evidenziare i tanti aspetti negativi di questa pellicola. Probabilmente ho già demoralizzato chi deve andare a vederlo :-(. Però, io sono sincera, e devo dire che non vale veramente la pena. Il problema più grosso è che, quando tutto sembra finito, si riapre tutto dall'inizio. Così, buona probabilità per un terzo episodio. Consigliato: non proprio. Ma se sentite fortemente (molto fortemente, però) la mancanza dell'impacciato Po, potrebbe anche piacervi. O deludervi. Insomma, il giudizio è molto soggettivo. Voto: 5

martedì 16 agosto 2011

Come Ammazzare il Capo...E Vivere Felici.


Buon pomeriggio a tutti!! Oggi, fresco fresco di prima visione, ho intenzione di recensire il film Come Ammazzare il Capo...E Vivere Felici. Protagonisti della bizzarra vicenda sono tre uomini oppressi dai propri datori di lavoro. Jason Bateman è Nick, che da tempo coltiva il desiderio di diventare vicepresidente dell'azienda in cui lavora. Oppresso dal suo capo psicopatico, il grande Kevin Spacey, Nick non proferisce parola contro di lui pur di ottenere il posto. Ma sarà ben presto colto da amara delusione. Charlie Day è Dave, un igienista dentale, prossimo al matrimonio, che deve sempre guardarsi le spalle dal suo datore di lavoro, una depravata Jennifer Aniston. E infine, Jason Sudeikis è Kurt che ama il proprio lavoro, finchè non entra in scena il figlio del capo, nuovo direttore, cocainomane con il volto irriconoscibile di Colin Farrell. I tre, amici di lunga data, decidono, stanchi di essere sottomessi, di eliminare definitivamente i tre capi in questione... pagando un killer di professione. Ma il killer, interpretato da Jamie Foxx, dopo essere stato pagato ben 5.000 dollari, dispensa loro un unico consiglio: uccidere l'uno il capo dell'altro.
Si ride spesso e bene, a volte, in questa nuova commedia americana, che affronta il problema di "quando il capo è un bastardo". I tre improvvisati assassini, impacciati e maldestri, falliranno e commetteranno errori a non finire, trovandosi, all'improvviso, nel bel mezzo di un vero e proprio omicidio a sangue freddo. Il film, della durata di 98 minuti, procede con un buon ritmo e risate non per forza a sfondo sessuale. E grazie al cielo! Le ultime commedie Made in USA sono tutte piene di battute a sfondo sessuale che non fanno ridere... qui almeno si ride di gusto per situazioni di altro genere; anche se non manca di esagerare, a volte. I tre attori protagonisti sono davvero credibili. Piccolo rimprovero per Jason Bateman mono-espressivo. L'ho trovato migliore in altri film (Juno, Hancock, Mr Magorium...). E i tre capi Aniston, Spacey e Farrell credibili in ugual misura. E così il film si trascina abbastanza velocemente fino al finale giustamente immaginabile. Consigliato a chi cerca una commedia brillante, ma soprattutto migliore delle ultime produzioni americane. Voto: 6, 50

Trailer:

lunedì 8 agosto 2011

The Town


Buon pomeriggio! Oggi ho intenzione di recensire un nuovo film! Il film in questione è The Town, ultimo film come regista, attore e sceneggiatore di Ben Affleck; in gara aperta contro Winter's Bone per la nomination a Miglior Film agli Oscar 2011 (vinta poi da quest'ultimo), ha suscitato in me una reazione positiva. Ben Affleck è Doug MacRay rapinatore di banche a Charlestown, affiancato da 3 soci, tra cui l'amico d'infanzia James Coughlin, interpretato dal bravo Jeremy Renner. Un gruppo di ladri professionisti, che organizzano solo colpi ben precisi e senza errori, senza spargimenti di sangue, senza scrupoli. Dopo l'ennesima rapina in banca andata a buon fine, prendono in ostaggio per breve tempo la direttrice della banca, Claire Keesey, interpretata da Rebecca Hall. Ma, quando James scopre che la ragazza abita a soli 4 isolati da loro ed è in stretta collaborazione con l' FBI, Doug e James decidono di tenerla d'occhio per capire se la ragazza possa in qualche modo essere una minaccia, un pericolo per la loro identità. La situazione, però, sfugge dalle mani di Doug, che si avvicina sempre più a Claire, mettendo in pericolo lei, e anche se stesso. Un cast di grandi attori, supportato da una buona trama, e una buona sceneggiatura. Oltre a Ben Affleck e al candidato all'Oscar per questo film Jeremy Renner, nel film troviamo, nel ruolo dell'agente FBI intenzionato a non fallire nel suo scopo, Jon Hamm, attore protagonista del serial TV Mad Man, che si sta facendo strada anche al cinema. E Blake Lively, la nuova fidanzata di Leo Di Caprio e nuova protetta della direttrice della rivista Vogue America, Anna Wintour e icona di moda e di stile; anche lei star della Tv, o meglio di Gossip Girl, nei panni della viziatissima Serena Van Der Woodsen. Il trailer di The Town mi ha subito conquistata e il film, dal ritmo teso e serrato, è ben interpretato, oltre che supportato , in ruoli minori, da attori come Chris Cooper e Pete Postlethwaite, poco prima della sua scomparsa. Ben Affleck riesce a convicere senza troppa fatica, su tutti i fronti, dimostrando una buona cura delle sequenze di inseguimenti e sparatorie. I citati Jon Hamm e Blake Lively dimostrano di potersela cavare anche al di fuori dei personaggi che gli hanno resi famosi e fatti conoscere come star del piccolo schermo. Film consigliato per gli amanti del thriller, dell'azione; elementi contornati da una storia d'amore, una sceneggiatura e un cast che riescono a convincere. Voto: 7,50

sabato 23 luglio 2011

Harry Potter: sogni, paure e veri sentimenti.


Buongiorno!! Mercoledì sera sono andata al cinema a vedere il capitolo conclusivo della saga di Harry Potter! Riservando qualche giorno alla riflessione post-visione del film, mi sono resa conto di averlo trovato BELLISSIMO! Niente a che vedere con la prima parte del film conclusivo di una delle più belle saghe, per ragazzi e non, di tutti i tempi. La prima parte è stata fondalmentalmente noiosa, molto statica e poco magica. Un'impressione che si ha anche durante la lettura del libro, ma con la sostanziale differenza che, se nel libro la scrittura della Rowling cattura a ogni pagina, nel film questo aspetto non è stato possibile evidenziarlo. Ma parliamo, invece, del capitolo finale, un passo avanti rispetto agli ultimi film del maghetto con gli occhiali, che ho trovato piuttosto deludenti, soprattutto per la difficoltà della trasposizione di libri ricchi di avvenimenti e di pagine. L'idea di dividere il film in due parti, oltre a essere un'ottima idea commerciale (Twilight ha fatto lo stesso), è anche un'ottima idea per approfondire aspetti che, se lasciati campati in aria, possono compromettere la visione del film. Una visione non adatta ai bambini per le tonalità scure e stile horror del film, ma anche per chi non ha letto il libri può essere dura, perchè arrivati alla fine Harry, Ron ed Hermione hanno un bagaglio di esperienza alle spalle che, con la sola visione dei film, si tende a dimenticare. Harry, Ron e Hermione, sono quasi al capolinea della loro ricerca degli Horcrux, oggetti in cui Voldemort ha rinchiuso pezzi della sua anima, per garantirsi l'immortalità. Ciò che Voldemort non poteva prevedere era che Albus Silente avesse scoperto il suo segreto e Harry fosse alla ricerca di questi misteriosi oggetti, legati all'infanzia di Voldemort, quando il suo nome era ancora Tom Riddle, e legati a Hogwarts e alle sue quattro fazioni: Grifondoro, Tassorosso, Corvonero, Serpeverde. Distrutto uno degli ultimi Horcrux, Harry, Ron e Hermione tornano a Hogwarts per cercare gli Horcrux mancanti e combattere fianco a fianco a professori e studenti. Inizia una grande battaglia, in cui Hogwarts verrà messa a ferro e fuoco da Voldemort e i suoi seguaci, molti degli amici di Harry moriranno in suo nome, combattendo da eroi. Gli Horcrux verranno eliminati e alla fine rimarranno solo Harry e Voldemort. Prima, però, Harry assisterà alla morte dell'odiato Severus Piton, personaggio fondamentale della saga e estremamente positivo, l'emblema che la forza dell'amore, il coraggio, la lealtà vincono su tutto, sulla morte, l'odio, il dolore. Questo è, sicuramente, uno dei messagi più forti e fondamentali sia del libro, sia del film. Dopo la morte, in tutti questi anni, delle persone care, grazie a Piton e i suoi intensi ricordi, Harry verrà ripagato di tutto il dolore e arriverà forte, deciso, allo scontro finale. Film molto intenso, ricco di ottime interpretazioni, a cominciare da Alan Rickman, Severus Piton, eletto personaggio migliore della saga, e io concordo pienamente. Viene un tuffo al cuore a pensare a Harry, Ron e Hermione, alla loro crescita dall'inizio alla fine. Alle cicatrici che si portano dietro dopo tanti anni di paure, angoscie , delusioni, aiutati solo dall'amicizia reciproca. Albus Silente aveva ragione: Harry ha un'arma che Voldemort non ha mai posseduto: l'amore, la capacità di provare sentimenti, la forza di amare. Ed è per questo che Harry va contro la morte, azione dettata dal senso di colpa delle morti che ha causato. Altra cosa che Voldemort non prova: senso di colpa. Film e libro positivi, dentro un contesto di paura e morte. Non capita spesso di riuscire a incastrare il Bene e il Male in una storia in modo così perfetto. Per sentimento, rispetto e gratitudine verso la saga e J.K.Rowling, voto: 9

domenica 10 luglio 2011

X-Men: First Class. Ritorno alle Origini.


Buona sera! Ieri ho visto (finalmente) X-Men: First Class! Premessa: la saga dei mutanti del Professor X, abile telepate, è una delle mie saghe preferite riguardanti i supereroi! Quindi le aspettative erano alte, la possibilità di una cocente delusione assai probabile. La delusione non è stata cocente, ma non c'è dubbio che mi aspettassi di più. Qual è il modo migliore per capire la nascita degli X-Men, gli uomini di Xavier, la rivalità tra Magneto e il Professor X, alias Erik Lehsser e Charles Xavier, se non tornando alle origini? E, senza troppa originalità, è proprio questo che il regista Matthew Vaughn (marito di Claudia Schiffer, regista del bellissimo Stardust, e del cult-movie Kick Ass) si propone di fare. Purtroppo l'opera riesce a metà, per alcuni fattori da non sottovalutare: il personaggio grande protagonista del film, ovvero Magneto, non è giustamente affrontato nella sua complessità. Troppo semplicistico il suo passaggio al "lato oscuro", tanto che le azioni di Magneto/Erik non ottengono giustificazione. In realtà Magneto è solo un uomo che dalla vita ha ottenuto solo delusioni, che vede solo il marcio delle cose a causa di tante sofferenze, e nemmeno Charles riesce a colmare questo vuoto. Il film non mostra questo nel modo migliore, così che lo spettatore pensa che Magneto sia un cattivo nato, fatto e finito. Ma qui ci sarebbe da aprire una discussione a parte. Il punto saliente, in sintesi, è questo. L'attore Michael Fassbender, ovvero Magneto, scoperto da Tarantino in Bastardi senza Gloria, ha il fisico e la postura da supereroe, e un grande fascino da cattivo.
Un punto che non sopporto di questo film è: perchè tutti questi mutanti sbucati dal nulla e con poteri improbabili? Bastavano i protagonisti, Mistica, Emma Frost e Sebastian Shaw. Gli altri sono presocchè inutili e non aggiungono nulla alla storia. I punti positivi invece sono: Kevin Bacon nel ruolo di Sebastian Shaw, il nemico numero 1 degli X-Men, il "creatore" di Magneto, è un ottimo cattivo. La sua spalla? Emma Frost alias January Jones, una intrigante e pericolosa telepate dalla pelle adamantina. Poi c'è Jennifer Lawrence, una giovane e ribelle Mistica, che accetta a fatica la sua condizione di mutante. L'attrice è molto bella e brava e attendo di vederla nel ruolo di Katniss nel film Hunger Games. Che dire? Il film non aggiunge niente di particolare a ciò che già sapevamo e potevamo intuire, ma a chi piace il genere action, con un pò di buoni sentimenti, amore e amicizia e, soprattutto, a chi piacciono gli X-Men, lo consiglio vivamente. I punti deludenti riguardano sostanzialmente la trama, i punti positivi la bravura degli attori (come già detto sopra). Nota di riguardo a James McAvoy a mio parere, bello,bravo e scozzese :), nel ruolo di Xavier. In sostanza, voto: 6/7

mercoledì 6 luglio 2011

Pane e Tulipani


Eccomi qui! Oggi vi parlerò di un film italiano...non era ancora successo vero? Dopotutto, non ne guardo poi molti! Il film in questione è Pane e Tulipani, di Silvio Soldini, con protagonisti Licia Maglietta e Bruno Ganz. L'ho visto per caso su Rai Movie a inizio giugno e ne sono rimasta piacevolmente colpita. Il film è stato definito "francesizzante", forse per i colori e la storia di questa pellicola. Licia Maglietta è Rosalba, casalinga sposata con due figli che, durante una gita organizzata a Peastum, viene abbandonata in autogrill, senza che nessuno se ne accorga, tranne che dopo un paio d'ore. Rosalba, stanca di aspettare, decide di fare l'autostop fino a casa, per poi ricredersi, spinta probabilmente dall'euforia della libertà e del proibito, concedendosi uno svago che non si sarebbe potutta permettere con il marito. Decide di trascorrere il tempo a Venezia, una città che non ha mai visitato. E mentre il marito assume un goffo signore che si improvvisa detective per trovare la moglie, Rosalba sarà sempre più attratta dalla sua nuova vita a Venezia e dal burbero cameriere che la ospita nella sua casa... Non ho mai visto un film italiano così bello, negli ultimi dieci anni, forse perchè non mi sono mai interessata troppo a guardarli. Invece Pane e Tulipani è stata una sorpresa, un'affascinante riflessione, l'avventura di una donna che, dopo anni di solitudine, se così possiamo dire, deve ritrovare se stessa. Licia Maglietta è perfetta nel suo ruolo, di donna che coglie l'attimo "carpe diem", appunto, per vedere cosa c'è al di là di una vita che da tempo non le dà più soddisfazioni. E Bruno Ganz, nel ruolo del fascinoso cameriere, benchè un pò burbero, riuscirà a conquistare il cuore di Rosalba...dopo che lei ha già conquistato il suo. Vorrei vedere spesso film italiani così, capaci di far riflettere, sognare, dimenticare tutto per essere letteralmente conquistati. Selezionato per la corsa all'Oscar di Miglior Film Straniero,è stato battutto da I Cento Passi. Ma è pur sempre stato ricoperto di premi in madrepatria, vincendo 9 david di Donatello e 5 Nastri d'Argento. Un film bello e che ti conquista il cuore. Voto: 8+

martedì 5 luglio 2011

La Versione di Barney


Oggi ho deciso di parlare di un film che ho visto qualche sera fa. La Versione di Barney. Non avendo letto il libro, non posso fare nessun paragone tra l'uno e l'altro. Ma ho trovato che il film sia davvero bello, quindi ve ne parlerò. In trent'anni Barney Panofsky ha vissuto una vita tutt'altro che esemplare, direbbero alcuni, strana, ma vera, potrebbero dire altri. Ha tre matrimoni alle spalle, tutti e tre finiti e il presunto omicidio del suo migliore amico Boogie, di cui rimane l'unico indagato. Di questo e di altre cose, il suo più acerrimo nemico scriverà nella biografia di Barney, mettendolo nella più cattiva luce. Ma Barney vuole raccontare la sua versione, la sua visione dei fatti. E così il film delinea attraverso flashback, il passato oscuro di Barney, dalla giovinezza fino agli anni della vecchiaia. Quando avevo visto quanto fosse lungo il film (ben 134 minuti di vita, morte e miracoli del protagonista, intendiamoci) sono partita sicura di vedere un film pesante, che per vederlo fino alla fine sarebbe servita tutta la mia forza di volontà. Invece la vita di Barney, quest' uomo che ha fatto tanti errori, soprattutto nella vita sentimentale, mi ha incantato dall'inizio alla fine. Il merito è sicuramente dell'attore Paul Giamatti, bravo come non mai nel ruolo a volte sregolato e senza limiti di Barney. Giamatti ha meritato pienamente il Golden Globe e il mio più grande dispiacere è che non abbia ottenuto la candidatura all'Oscar (almeno quella). Da segnalare la presenza nel film di Dustin Hoffman, nel ruolo del padre del protagonista e di Rosamund Pike. Vorrei assolutamente vedere l'attrice in altri ruoli, perchè l'ho apprezzata molto in questo filme posso dire che, a mio parere, ha talento. Non so se gli amanti del libro possano trovare fedele, o perlomeno accettabile, la trasposizione cinematografica. Ma io l'ho apprezzato molto, senza dubbio. Voto: 7+

lunedì 4 luglio 2011

Cars 2: il ritorno di Cricchetto




Ebbene sì, come potete vedere dal titolo del mio post nel secondo capitolo dell'amato (ma non il migliore) cartone Pixar, il vero protagonista della storia è Cricchetto, il simpatico e pasticcione amico di Saetta McQueen. Per il nuovo lungometraggio Pixar, si ha soprattutto una storia di spionaggio, situazioni comiche e dense d'azione, che rendono il cartone amato non solo dai più piccoli, ma anche dai più grandi. Poco dopo il ritorno di Saetta a Radiator Springs dove ritrova i suoi più cari amici e la fidanzata Sally, viene inaugurato un Gran Premio di corsa automobilistica in giro per il mondo dall'inventore di un nuovo combustibile ecologico, chiamato Allinor, per testare l'efficacia del prodotto. Saetta decide di partecipare e organizza una squadra, il Team McQueen, con a capo l'amico Cricchetto. Il nuovo prodotto ecologico, però,sembra in realtà un arma per sabotare le gare. Vengono chiamati a indagare i servizi segreti e i suoi due agenti, Finn e Holley. E da qui iniziano i guai. Perchè mentre Saetta è impegnato a gareggiare in un testa a testa con la spavalda Ferrari Francesco Bernoulli (errore di spelling del regista rimasto inalterato), doppiato da Alessandro Siani, Cricchetto viene scambiato per una spia americana e ingaggiato dai servizi segreti. Così iniziano una marea di equivoci e situazioni comiche dovute alla capacità di mettersi nei guai e alla simpatia di Cricchetto, il protagonista assoluto del film. Devo ammettere che mi aspettavo di peggio dal seguito di Cars, benchè la Pixar sia sempre una garanzia. Invece il Team Pixar, capitanato dal "capo supremo" John Lasseter, è riuscito a creare un nuovo film d'animazione molto simpatico, un pò "action Movie", con un grande protagonista. Ve lo consiglio vivamente, anche se è ben lontano dai capolavori Pixar Up e Toy Story, così come Wall-e. Ma la Pixar è la Pixar, questo bisogna dirlo. Ovvero un'efficientissima fabbrica di sogni, che non smette di farci amare i loro lavori e far tornare piccoli i più grandi. Voto: 8

venerdì 22 ottobre 2010

Amadeus


Ora vi presenterò un film che ho amato tantissimo. La mia cara amica Virginia,che adora Mozart, ha scritto con me questo post.
‘Amadeus’ è un’opera d’arte. Un capolavoro sotto qualsiasi punto di vista. Una delle migliori biografie mai realizzate nella storia del cinema.
Gli attori sono insuperabili.
Tom Hulce (che interpreta Wolfgang Amadeus Mozart), protagonista con la sua risata impertinente, ci coinvolge col suo essere spirito e genio.
La colonna sonora è stupefacente.
Dall'inizio alla fine avvolge lo spettatore con un tocco di classe impareggiabile: un vero regalo per gli amanti della musica e per gli estimatori di Mozart.
La ricostruzione di Vienna settecentesca è molto evocativa e dettagliata: un elemento che ho apprezzato particolarmente.
I costumi: dei veri ‘capolavori artistici’: ricercati e curati, che non celano l’enorme lavoro che c’è stato dietro.
La sceneggiatura è scorrevole: benché duri 2 ore e 40, non mi ha annoiato neanche un minuto.
Un film in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore dall’inizio alla fine: Mozart continua a coinvolgermi, ogni volta e il mio sguardo rimane incollato allo schermo per l’intera durata del film.
Inutile dire che grazie a questo film la mia passione per la musica classica, e in particolare per Mozart - per quanto già smisurata - è ‘esplosa’.
Anche per i non appassionati di musica classica è impossibile rimanere impassibili, non interessati, non appassionati. Non innamorati.
Altra interpretazioni straordinaria quella di F. Murray Abraham (un meritatissimo e perfetto premio Oscar, nel ruolo di Salieri).
Le scena più toccanti nel finale: la morte di Mozart, seppellito nelle fosse comuni (senza nessun doveroso riguardo) e nell’ultima frase di Salieri che, in tutta la sua convinzione, si definisce ‘il santo patrono dei mediocri’.
E’ però giusto sottolineare che il film non ha alcuna pretesa storica, essendo basato sulla notizia non veritiera della rivalità fra Salieri e Mozart.
Dobbiamo anche accorgerci che ‘Amadeus’ non riguarda solamente il genio di Mozart. È necessario interpretarlo in chiave interiore. Il film è un’analisi di come la natura umana sia spesso dominata dall’invidia e capace di danneggiare il prossimo pur di conseguire il successo. Un vero capolavoro che sfiora la perfezione.
Un ‘must’ per tutti gli amanti del genio musicale più grande che la storia abbia mai conosciuto: una persona, un personaggio, un fenomeno. Un artista che faceva della musica il suo modo di parlare: con gioia, “arricchimenti e abbellimenti”.
Un grande ricordo di un genio della musica classica: uno splendido film, per uno splendido Mozart.
Il voto per “Amadeus”? Un 10 pieno, senza ombra di dubbio.

lunedì 5 luglio 2010

To Kill a Mockingbird


Ho deciso di parlare di un libro: Il Buio Oltre la Siepe. Questo libro è un libro profondo, realistico e commovente. Un libro dotato di una piccola e coraggiosa protagonista di nome Scout, una bambina un pò maschiaccio e sicuramente impulsiva, forse un pò troppo, propensa a cacciarsi nei guai e a far valere le sue opinioni. Grazie al cielo c'è suo fratello Jem, che la tiene d'occhio e frena la sua impulsività con la sua fermezza e bontà d'animo. Ma il punto fermo e di riferimento dei ragazzi è il loro padre, l'onesto avvocato Atticus Finch. La storia è ambientata a Maycomb, una cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti, una città, come dice Scout, che si muove lentamente e vive una vita fatta di odiosi pregiudizi e stereotipi. Qui le signore amano chiaccherare e prendere il the, spettegolano di tutto e di tutti, e vivono di apparenze. Scout odia tutto questo, la vita di Maycomb, di cui la zia Alexandra fa parte attivamente e vuole che anche lei ne faccia parte. L'episodio centrale del romanzo interessa Atticus Finch, che deve occuparsi della difesa di un uomo di colore accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane ragazza. Atticus testimonierà la sua innocenza, ma Tom Robinson sarà ugualmente condannato a morte, per colpa dei pregiudizi della gente di Maycomb nei confronti della gente di colore .E di questo orrore saranno protagonisti e spettatori Scout e suo fratello, Jem. Il mio personaggio preferito è Atticus (anche se ammiro il carattere di Scout, forte, decisa e molto matura per la sua età) un personaggio intenso e saggio, che mira a tenere i suoi figli lontano dagli orrori di Maycomb. Per Atticus tutti gli uomini sono uguali e con pari diritti davanti alla legge, e non ama particolarmente i principi della gente di Maycomb, che si basano su una marea instancabile di pregiudizi. La frase che più mi ha colpito di questo libro è: "Se vuoi capire una persona devi provare a metterti nei suoi panni e riflettere un poco", per me questa frase, detta da Atticus a Scout, è molto vera, perché se vuoi davvero capire una persona devi saper che cosa la spinge a determinate azioni o comportamenti, sennò si ricorre a pregiudizi, a cattivi giudizi come quelli dei Maycombiani nei confronti della gente di colore. Un episodio trasversale alla difesa di Atticus è il mistero di Boo Radley. I Radley abitano al di là della siepe della famiglia Finch. Si dice che Boo, figlio del signor Nathan Radley, sia un pazzo chiuso in casa dall'età di 15 anni. Ma Scout non la pensa così e desidera incontrarlo e lo farà, quando Boo salverà lei e Jem da un'aggressione. Scout lo prenderà per mano, lo ringrazierà e lo riaccompagnerà a casa: e non lo rivedrà mai più. In queste ultime pagine la scrittrice trasmette mille emozioni diverse, con un talento ineguagliabile. Il Buio Oltre la Siepe è un libro dotato di una protagonista eccezionale, una storia difficile, certe volte divertente e ingiusta, spesso realistica. Un libro da leggere e da apprezzare, un libro che ha influenzato la vita e il modo di pensare di molti americani nei tempi successivi.
Da questo libro è stato tratto un film, fedelissimo al romanzo, nel 1963. Ho visto il film che ho amato tanto quanto il libro. Nel ruolo del protagonista Atticus Finch, c'è Gregory Peck, che vinse l'Oscar come Miglior Attore, ovviamente meritatissimo. Da un libro perfetto è stato tratto un film altrettanto perfetto, bello e commovente. Bisognerebbe leggere più spesso libri così, in grado di trasmettere qualcosa e di dare più morali che fanno riflettere: tra tutte i pregiudizi che sono all'ordine del giorno a Maycomb e che determinano la morte di un innocente oppure il processo, scena piena di tensione e ingiustizia. Queste cose durante il libro fanno riflettere e anche durante la visione del film. Ve lo consiglio vivamente, leggete il libro e guardate il film, se non riuscite a leggere il libro almeno vedete il film, è una lezione per tutti. Voto film: 9 Voto libro: 10.

domenica 4 luglio 2010

Eclipse non delude!

Ciao cari lettori!! Eccomi di nuovo qui dopo tanto tempo..oggi ho deciso che parlerò dell'attesissimo film sui vampiri, Eclipse..ho deciso di parlarne perchè questo film da cui non mi aspettavo più di tanto mi ha colpito in modo ampiamente positivo.
Per chi conosce la saga saprà già che la protagonista Bella Swan è a un bivio: deve scegliere tra l'amore per il bel vampiro Edward e l'amicizia per il licantropo Jacob, che non vuole vederla trasformata in vampira. Ma a complicare le cose ci si mette Victoria, vampira che vuole uccidere Bella e i Cullen e organizza un esercito di nuovi vampiri. Il terzo libro, da cui è tratto il film, non è piaciuto ai molti lettori, che lo trovavano un libro noioso e privo di spunti originali per la saga; eppure il film che ne è venuto fuori è divertente, originale e pieno di colpi di scena, mi ha davvero colpito da come è stato ben curato nei minimi particolari. Un netto miglioramento dagli altri due film, privi di ciò che questo film riesce a dare: riesce a far uscire lo spettatore dalla sala convinto di aver visto un film valido, per cui è valsa la pena di andare al cinema. Eclipse è migliorato in tutto, a partire dalla sceneggiatura; finalmente i dialoghi hanno un senso, non sono buttati lì come il primo e il secondo. Miglioramento della recitazione di tutti gli attori(nessuno escluso), che recitano con convinzione, anche se Kristen Stewart ha ancora qualcosa da imparare, perchè certe volte la sua espressione-non espressione torna a colpire. Per finire ottimi effetti digitali, che hanno garantito una battaglia finale realistica e ottimo incipit inedito di inizio film da cui già si comincia a capire che questo film sarà diverso dagli altri; e bastano gli altri successivi 10 minuti per comprendere che il film garantirà soddisfazioni. Con tutti questi superlativi miglioramenti il film si merita (e vi assicuro non sono di parte) un voto alto. Voto: 7

domenica 4 aprile 2010

Fin troppo complicato


Ciao a tutti!! Oggi voglio parlare del film E' complicato, un film che ho visto qualche giorno fa..il film subito dopo la visione può sembrare una commedia godibile, divertente nello stile della regista Nancy Meyers..purtroppo la storia si trova sempre sospesa sul filo della credibilità e quello dell'inverosimile, risultando in alcuni punti forse un pò eccessivo e forse un pò stupido; il film è un insieme di eventi fuori dal controllo della protagonista che ricalca ciò che la Meyers venera: il sesso post-menopausa tra le cinquantenni, mettendo in imbarazzo addirittura lo spettatore per colpa delle battute non proprio innocue della Streep e la sua combriccola di amiche del cuore...il personaggio della Streep è una donna divorziata che si ritrova in meno di 20 minuti di film a essere l'oggetto del desiderio di ben due uomini, incominciando dal suo ex-marito interpretato da un simpatico, ma esagerato e fin troppo petulante Alec Baldwin; preferisco di gran lunga il dolce e sensibile personaggio di Steve Martin, che, anche se non in un ruolo comico e con una parte secondaria, mi è piaciuto molto. Per quel che riguarda la Streep invece..insomma lei è brava come sempre e si vede che dopo il successo di Mamma mia ha proprio voglia di commedie e di ruoli scatenati, ma...non mi sarei aspettata che sfiorasse i confini dell'inverosimile, fino a voler diventare l'oggetto del desiderio a 60 anni facendo rivoltare nella tomba Bette Davis, come dice lei. La Streep sarà la miglior attrice vivente, ma certi canoni li deve mantenere anche lei, non mettersi a fumare canne per richiesta della sceneggiatura...a 60 anni, ripeto. E Nancy Meyers..non so se guarderò altri suoi film, tutti ville con cucine da far invidia al Grand Hotel e giardini improponibili..non l'ho amata per la regia in questo film..e nemmeno per le battute, tra cui una oscenissima, che mette nella sceneggiatura, che so che scrive lei. Non so dire se il film mi è effettivamente piaciuto o no..comunque Voto: 6 e mezzo.